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Letture di gusto: Il territorio, San Potito Sannitico, palazzo Filangieri de Candida Gonzaga già Sannillo
 

San Potito Sannitico, palazzo Filangieri de Candida Gonzaga già Sannillo

A partire dal XV secolo il villaggio entrò nei possessi del feudo di Piedimonte e solo dalla metà del XVII secolo si evidenziò una struttura amministrativa abbastanza autonoma, pur rimanendo San Potito un casale di Piedimonte. Nel Settecento il piccolo centro assunse la configurazione di una vera e propria cittadina: la configurazione urbanistica prese i lineamenti tuttora esistenti e si costruirono diverse dimore gentilizie, il cui antico aspetto è ancor oggi riconoscibile. Dopo una lite giudiziaria iniziata nel 1721, nel 1749 il casale di San Potito riuscì ad ottenere l’autonomia da Piedimonte.
Il Palazzo Filangieri de Candida Gonzaga fu costruito sulla struttura di una villa romana, della quale si conservano le antiche tubazioni, che fino a non molto tempo addietro alimentavano le vasche e le fontane del giardino. Il complesso costituisce un notevole esempio di casa aristocratica pluristratificata, dotata dei servizi necessari alla vita agraria e arricchita con antiche decorazioni di gusto raffinato e aggiornato. L’edificio fu costruito nel XVII secolo da una famiglia di latifondisti della zona, i Sannillo; successivamente passò ai conti Gaetani, che lo ampliarono durante tutto l’Ottocento.
Infine è passato in eredità ai Filangieri, attuali proprietari. I proprietari e costruttori del palazzo, i Sannillo, ricchi possidenti dotati di notevole cultura, nell’ampliare e arredare la loro dimora s’ispirarono all’esempio della Reggia di Caserta, appartenuta alla dinastia reale dei Borbone di Napoli ed edificata negli anni 1752-1780, su progetto del grande architetto napoletano Luigi Vanvitelli. Per realizzare la loro dimora, quindi, i Sannillo si servirono di artigiani e artisti già attivi a Caserta, dove erano stati chiamati per la costruzione della Reggia.
Si può quindi ipotizzare per il Palazzo di San Potito Sannitico una derivazione diretta dagli esempi vanvitelliani, evidente innanzitutto nella struttura della scala che dal cortile conduce al piano nobile. Questa ricorda, seppur in proporzioni ridotte, lo scalone della Reggia di Caserta. Del tipo "forbice a doppia rampa", ha un ballatoio poggiante su due colonne doriche; i gradini sono realizzati in pietra viva e le pareti sono decorate con uno zoccolo in finto marmo e da tre grandi affreschi. Essi raffigurano un cane da caccia con selvaggina e, al livello superiore, il pensatore e filosofo ateniese Socrate a sinistra e lo stratega ateniese Aristide a destra. Al piano terra alcuni ambienti pavimentati in pietra viva conservano le antiche funzioni di scuderia, stalla e magazzino per il grano e per l’olio. In uno dei grandi e suggestivi locali al piano terreno è allestito un Museo delle icone, con opere dipinte su vetro dall’attuale proprietaria del palazzo. Il palazzo, costituito da quattro ali, si sviluppa attorno a un cortile pavimentato con mattoni a "spina di pesce" e ripartito in settori stellari da fasce di pietra viva. Da qui una scala conduce al primo piano, dove si distinguono una parte rustica, settecentesca, e una parte nobile risalente all’Ottocento.
La parte nobile è ricca di decorazioni: le pareti delle varie sale sono coperte da carte da parati antiche, che riproducono - nelle tinte e nei colori dei disegni - gli stessi motivi che si trovano nella Reggia di Caserta. I pavimenti, tutti in piastrelle di cotto, sono dipinti con disegni geometrici e con decori a finto marmo. Anche i soffitti sono affrescati. Le porte in legno laccato e le innumerevoli finestre sono state realizzate – così come tutti gli altri parati – con grande gusto e maestria e sono in perfetto stato di conservazione. Nella parte settecentesca, che conserva anche una tipica cucina rustica, dotata di camino e di una grande cappa, i soffitti presentano travi a vista o rivestite di carte antiche. Mobili d’epoca (tra cui dei bei letti a baldacchino) e una ricca collezione d‘oggetti degli Indios dell’Amazzonia e del Mato Grosso, raccolti dall’attuale proprietario Antonio Filangieri di Candida Gonzaga, completano l’arredamento.

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