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Letture di gusto: Il territorio, Rocca d'Evandro, castello
 

Rocca d'Evandro, castello

Le fonti medioevali documentano l'appartenenza della rocca ai conti di Teano. Nel 1022 Enrico II confiscò queste terre al principe di Capua Pandolfo IV e le affidò all'abbazia di Montecassino Le ostilità contro i cassinesi furono riprese da Pandolfo IV, per vendicarsi della prigionia patita in Germania. Egli cedette ai Normanni una parte delle terre sottratte al monastero, affidando la Rocca ad un tal Todino (vassallo di Montecassino), che venne spalleggiato dai nuovi conquistatori dell'Italia meridionale, tanto che a ristabilire l'autorità cassinese giunse in Italia l'imperatore Corrado II, che sgomberò la Rocca. Dopo pochi anni i conti di Teano ne tentarono il recupero, ma senza riuscirvi. Nel 1080 il principe di Capua Giordano I, nel confermare la terra di S. Benedetto nei confini segnati da Gisulfo II, vi aggiungeva il castello di Rocca di Vandra.
Dopo la morte di Giordano I, i monaci ebbero usurpata una parte dei loro beni. Così nel 1091 Pandolfo, conte di Teano, abitante nel castello di Presenzano, cedette al monastero la sua parte della Rocca. Nei tempi successivi, in particolare durante il periodo svevo, con la pace di S. Germano, nella zona vi fu un periodo di tranquillità. Feudo di Ettore Fieramosca nel 1504, passò nel 1528 a Federico Monforte, che si ribellò all'imperatore Carlo V. Ceduto a Vittoria Colonna nel 1534, il feudo pervenne ai Carafa, ai Muscettola ed ai Cedronio; infine appartenne ai Caracciolo, duchi di Marzano.
L'abitato, che ha subito trasformazioni a causa delle ricostruzioni del periodo post-bellico, conserva, in posizione dominante, il castello medioevale, edificato forse dai conti aquinesi del ramo dei Terame, discendenti di Landone I, che Federico II inserì tra le fortezze del regno da riparare in quel tempo. Altro elemento significativo è la piazza centrale, che racchiude in sé tutte le peculiarità dei centri medioevali, le caratteristiche pavimentazioni in pietra, la fontana in posizione semicentrale, l'irregolarità delle facciate che fanno da sfondo a piacevoli conversazioni. La storia di Rocca d'Evandro può dirsi comunque legata al suo castello che, attraverso varie vicissitudini, era ancora in possesso del monastero di Montecassino nel 1066, anno in cui, per ordine di Desiderio abate, fu fatta fondere in Costantinopoli una porta con un pannello raffigurante il territorio in questione. Il castello passa ancora attraverso due terremoti devastanti (nel 1117 e nel 1349), ricostruzioni, diversi proprietari (tra i quali anche il fisco), fino al XV secolo quando fu abolito il feudalesimo.
Agli inizi del XVI secolo viene dato in concessione dal re Ferdinando ad Ettore Fieramosca, eroe di Barletta e in quegli anni duca di Mignano. Data la posizione particolarmente inaccessibile era un castello ambito da molti e fu più volte utilizzato come rifugio in situazioni di pericolo incombente. I monaci di Montecassino vi si rifugiarono con tutti i loro tesori per sfuggire all'invasione del Regno di Napoli ad opera di Carlo V, ma fu espugnato dalla possente artiglieria del marchese di Pescara. Fu in seguito donato a Vittoria Colonna, vedova del marchese di Pescara, quindi a seguito di vendite successive passò in possesso della famiglia Sammarco, e ancora del fisco dopo l'estinzione di questo casato. Fu quindi acquistato da Giandomenico Pelosi per conto della figlia Antonia in Cedronio, è questa l'ultima grande famiglia ad ampliare e fortificare il castello, dopodichè altri passaggi di mano, speculazioni, nonché la mancata manutenzione ed infine gli eventi bellici lo ridussero a ruderi abbandonati.
Dal 1980 proprietario è il Comune, che ne ha curato l'acquisto proprio al fine di salvaguardarne il patrimonio storico e recuperarlo come patrimonio culturale della collettività; dal 1983 sono stati avviati lavori di restauro sotto la sorveglianza della Sovrintendenza per i Beni Ambientali, Artistici, Architettonici e Storici di Caserta e Benevento.

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